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PITTURA
CORPINCARNATI
La santità è un traguardo che si insegue dopo la morte? O piuttosto non esiste una integrità in vita, rovesciata, ambigua e indecente per la nostra società contemporanea che sembra dettare, ostinata, i suoi obsoleti canoni di moralità?
Mi incanto a rappresentare la beatitudine deforme e imperfetta di corpi liminari, emarginati, imprigionati in un tessuto borghese che li tiene distanti: attraverso la liturgia di un colore furente, si fa strada - in me - una dimensione di sacralità che espone questi santi da marciapiede al contagio di una vita che non li accoglie.
Sono fermamente convinto che lo stato di grazia non sia nelle azioni ma nelle motivazioni: chi si odia fino all'autodistruzione, chi annienta la propria umanità per un frullo d'ali etico assurge al divino.
Attraverso tale imperfezione, celebro la trascendenza del rito: questi volti mi parlano, chiedono asilo con i loro sguardi attoniti, il ciglio beffardo, la sporcizia sotto le unghie; è la loro discesa agli inferi ad appassionarmi, perché contiene il germe per ottenere l'ascesi.
Per questa ragione continuerò a rappresentare la mia folla di angeli caduti: sfondando la cortina di disprezzo qualunquista del mondo, sarò in grado di recuperare un respiro privo di regole, informe come loro.
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