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FOTOGRAFIA DIGITALE
BIANCO E NERO
Un non vedente si muove a tentoni ma nel suo incedere ripercorre al buio un diagramma che a tutti gli effetti diventa la ricostruzione di un Eden: il bianco e nero è una bacchetta rabdomantica che illumina il consueto rivelando una consapevolezza che i colori tenevano prigioniera.
In questa pece impenetrabile affiorano laghi, condotti e pieghe fulgide che ci spingono ad aggrapparci ad esse per non cadere nella vertigine di quel torbido: ed ecco che l'oscurità cede il passo a segnali che sono braccia intorno alle quali stringersi per recuperare il respiro di un mondo estenuante nella sua mediocrità di tinte sovraesposte.
Riemersi dal chiarore, i corpi gli oggetti e gli spazi sembrano relitti desiderosi di condividere un messaggio di soccorso nei confronti del nuovo giorno: un tempo che si limita ad esistere, che non avviene, che ricostruisce con i suoi spasmi una realtà premonitrice.
Come gas nervini le immagini in bianco e nero provocano in me impulsi al sistema nervoso, un massaggio benefico che si espande alla struttura emotiva restituendomi una tregua al caledoscopio cromatico che mi distrae dall'essenziale; l'assenza (di colore) si tramuta in presenza (morale) destinandomi alla luce.
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